Articolo pubblicato sulla rivista Stargayte numero Gennaio 2006.
Quando ho fatto la mia prima uscita vestita e truccata di tutto punto da donna ho provato una fortissima serie di emozioni, tra queste emozioni le due predominanti erano la paura del giudizio e l’entusiasmo di una realizzazione.
Naturalmente ero cosciente che questa era una prova della credibilit? del mio aspetto femminile.Un maschietto che indossa una gonna, tacchi a spillo e trucco teatrale viene giudicato prevalentemente per un aspetto sessuale e esibizionistico, quasi mai si cerca di capire il vero motivo che ci spinge a vivere una identit? contraria alla nostra naturale e mai, invece, si cerca in lui l’individuo che è.
Una delle cose più difficili per noi, in particolar modo quelle di noi meno coraggiose, è riuscire a fare “shopping” dichiarando che l’oggetto dell’acquisto è per se stesse, si preferisce nasconderci dietro a mille congetture (fidanzata, amica, regalo, ecc.) piuttosto che dichiararsi “travestite” o amanti del femminile. Quando riusciamo a rompere questo muro di omert? che assumiamo nei nostri stessi confronti, in genere scopriamo di non essere state le prime in quel negozio e scopriamo anche una certa disponibilit? (commerciale quasi sempre) del personale addetto alle vendite, che quasi cerca di metterci a nostro agio negli acquisti, quasi comprendessero il nostro iniziale imbarazzo.
Purtroppo devo dire che questo comportamento non sempre corrisponde ad una reale comprensione della nostra realt? , anzi, spesso riceviamo consigli e aiuti ma nella mente del commerciante restiamo solo persone depravate sessualmente e chiss? cosa altro penseranno, sigh.
In genere le nostre prime uscite tendiamo a farle in altra citt? , ma alcune si sentono più a loro agio nei luoghi che meglio conoscono, magari luoghi dove maggiormente abbiamo possibilit? di essere accettate o non giudicate. Batuage gay (ritrovi gay per incontri sessuali in genere all’aperto), discoteche gay e lesbiche, viali poco illuminati, piazzole autostradali e altri luoghi simili sono adatti alla nostra mente per conquistare una fiducia del proprio aspetto, anche se coscienti che dietro a tutto questo c’é anche la paura di incontrare conoscenti (parenti, colleghi di lavoro, ecc.). La frequentazione di ambienti gay è una piccola garanzia, spesso inconscia, che l’incontro di un conoscente sarebbe una vicendevole ammissione di qualcosa di nascosto, benchè la travestita sarebbe “socialmente” più debole.
Il giudizio comune sul travestimento o sulla transgender è ancora “moralmente” una forma di depravazione, per cui risulta spesso, nel pensiero comune, collegato ad una forma patologica. Sia sui media che anche nei tribunali il travestitismo e il transgenderismo sono forme patologiche, mentre l’omosessualit? è gi? da molti anni non più considerata una patologia. Questo è uno dei motivi per cui il travestimento e la transessualit? sono più deboli relativamente alla visibilit? “pubblica”.
Un altro triste aspetto che ci accompagna, una volta accettato noi stesse il nostro stato, sono le considerazioni “goliardiche” che ci arrivano quando usciamo, come se questo fosse uno spettacolo per il divertimento di qualche coglione che deve mostrare a pochi altri quello che non è!
Non sto a raccontarvi quanto possono aver passato le prime transessuali con la Polizia, che da una parte ci doveva “tenere a bada” e dall’altra ci scopava per soldi. Nonostante tutti lo sapessero la cosa continua tutt’oggi quando necessario ripulire una certa zona della citt? . Bella Giustizia!
Negli ultimi tempi si è però assistito, con piacere, ad una maggiore accettazione della nostra individualit? , come se venisse accettata la diversit? quale crescita individuale, un po’ per curiosit? , un po’ per saperne di più, ma forse anche perché stiamo assistendo ad un momento di maggiore sensibilit? e apertura.
Jasmine