Articolo di Laura Ferrari tratto da sociale.notizie.alice.it
Storia dell’ingegnere Antonella Lucia Faiella, all’anagrafe Antonio, addetta alla sicurezza sul lavoro nella Base Militare Navale di Taranto
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Essere una donna transessuale non è facile, esserlo a Taranto lo è ancora meno e recarsi tutti i giorni al lavoro nella base della Marina Militare è quasi un paradosso. Dick Swaab, pubblicata sulla rivista Nature, che riconduce la transessualità a una differenza congenita, rilevata nell’area del cervello che coinvolge il comportamento sessuale. Alcuni brani tratti dal libro autobiografico che sta scrivendo, dal titolo "Diversa ", ci svelano la sua particolare esperienza. Una laurea in ingegneria meccanica le apre le porte dell'Arsenale, dove prende servizio nel 1982, epoca in cui ancora preferiva dissimulare la propria identità femminile: «…non avevo mai visto un ambiente così maschilista, capisco subito che devo continuare il mio travestitismo da maschio altrimenti chissà cosa succede se scoprono che sono una transessuale. Nessuno deve sospettare niente, devo comportarmi da "macho" più dei maschi presenti nello Stabilimento. Assumo la connotazione di un guappo, sono rispettata e temuta perché mi prendo la briga di aggredire chiunque osa anche solo guardarmi in un modo che non mi aggrada». Dopo quindici anni trascorsi soffocando la propria femminilità e praticando arti marziali a livello agonistico (Karate, Jiu-Jitsu, Kick Boxing e Muay Thai), Antonella decide di uscire allo scoperto: «Inizio a presentarmi sul lavoro in pantaloncini molto corti e con i capelli variopinti – dovrebbero capire che c'è qualcosa che non va, qualche cosa di diverso. Iniziano i primi tiepidi giudizi negativi sulla mia persona ma sempre alle spalle, conoscendomi hanno troppa paura di esporsi. Nel 1997 inizio ad arrivare sul lavoro truccata e in gonna e tacchi alti». La reazione non tarda ad arrivare e dai commenti dietro le spalle si passa ad «aggressioni, insulti, sbeffeggiamenti, ingiurie, sputi e pernacchie, minacce, molestie sessuali, molestie interne al telefono. I maltrattamenti sono continui, senza soluzione, per tutto l'orario di lavoro, in ufficio, per strada, al bar, in mensa. Nel mio ufficio vengo totalmente isolata (almeno lì speravo di avere un po’ di solidarietà)». Quanto basterebbe a scoraggiare chiunque. Ma non Antonella, che definendosi una “guerriera temprata dalla vita” e forte di una solida base culturale, comincia a ingaggiare una battaglia per vie legali, senza esclusione di colpi. Da qui parte una serie infinita di denunce alla Procura della Repubblica, di lettere al sindacato, di appelli alle associazioni trans, di comunicazioni all’Ufficio del Personale della base Marittima. E qualcosa si muove. I media locali ne parlano, il capo ufficio emana un comunicato in cui si richiamano tutti i lavoratori al rispetto delle diversità, vengono fermate le persone accusate di molestie sessuali e consegnati mandati di comparizione in Tribunale. Antonella è autorizzata a cambiare la fotografia sul proprio badge e persino l’alto Comando della Base Navale rilascia una dichiarazione sui diritti di transessuali, lesbiche e gay. Provvedimenti “tardivi e opportunisti” sostiene lei, che non aiutano a migliorare il clima all’interno dello stabilimento: «…nulla è cambiato, vado al caffè da sola, vado in giro per lavoro da sola, vado in mensa da sola ecc. ecc. ma non mi importa più di tanto visto il valore infimo che do alle merde che popolano questo Arsenale, ma rimarrò al mio posto, non ce la faranno ad eliminarmi, piuttosto scoppierà a loro il fegato nell'attesa». Non arrendersi mai e imparare a difendersi è il messaggio che Antonella vuole trasmettere a "coloro che si sentono più deboli" e a tutta la comunità trans, perché “il coraggio di combattere per la propria dignità è al di sopra di tutto”. E ricorda a tutti che la legge italiana e quella comunitaria permettono di difendersi adeguatamente e che sia il Trattato di Amsterdam che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea parlano anche di “tendenze sessuali”, dove con questo termine si contempla sia l’omosessualità che il transessualismo. |
(laura ferrari)